Borderline Sicilia



Italia - Sicilia

 

Il Problema

La Sicilia è la frontiera meridionale del continente europeo, dove approda la maggior parte dei migranti e richiedenti asilo che viaggiano via mare dalla Libia. Negli ultimi anni, operazioni di salvataggio di diversi tipi hanno iniziato a portare sulla terra ferma i migranti direttamente dal mare, ma le morti continuano ad aumentare, mentre la qualità delle barche su cui viaggiano i migranti diminuisce.

Nel 2015, per rispondere al continuo aumento di arrivi in ​​Italia durante la cosiddetta “crisi dei migranti”, l’Unione Europea ha introdotto una strategia nota come “approccio hotspot” o “punto di crisi”, seconda la quale l’Ufficio Europeo di Sostegno per l’Asilo (EASO), Frontex ed Europol avrebbero lavorato, in collaborazione con gli Stati membri,  direttamente nei punti di arrivo per velocizzare l’identificazione, la registrazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti in arrivo. In parallelo a questa strategia volta ad impedire l’aggiramento del Regolamento di Dublino, la UE prevedeva un programma di reinsediamento attraverso l’Europa per 40.000 persone. Questo programma si è però rivelato fallimentare, avendo reinsediato poco più di 1.000 persone.

Poiché l’identificazione negli hotspot non è accompagnata dal reinsediamento, una delle poche opzioni per i nuovi arrivati in Sicilia è quella di rivolgersi al sistema di accoglienza italiano, di conseguenza sempre più ingolfato, lasciando migranti e richiedenti asilo in uno stato di limbo che può durare anni. Questo ha coinciso con un aumento preoccupante del numero di persone a cui viene negata la possibilità di richiedere la protezione internazionale perché considerati “migranti economici”. Questi respingimenti sono spesso decisi senza la necessaria comprensione delle procedure da parte dei respinti, che non vengono correttamente informati sui propri diritti.

In più, chi viene respinto riceve una notifica che indica di lasciare il paese entro sette giorni. Anche per chi vorrebbe onorare un decreto di respingimento con poche fondamenta, questo compito sarebbe praticamente impossibile, dato che il viaggio verso l’Europa lascia molti senza soldi e a volte anche senza documenti. Queste persone diventano quindi invisibili e vanno ad ingrossare le file di un esercito di fantasmi senza nomi e diritti, che sono facilmente sfruttabili da vari tipi di organizzazioni criminali. Recentemente, questo gruppo di persone costrette all’illegalità, è anche raggiunto da migranti che sono ingiustamente condannati come scafisti (essendo così tagliati fuori dalla possibilità di ricevere qualsiasi tipo di protezione) dopo essere stati costretti a farlo con la violenza dalle milizie libiche.

Queste sono solo alcune delle tante contraddizioni che caratterizzano l’approccio dell’Italia e dell’Unione Europea alla questione delle migrazioni, continuamente strumentalizzata da varie forze politiche e raccontata attraverso narrazioni distorte. Nel corso degli anni in cui i migranti hanno raggiunto le coste della Sicilia o sono morti in mare cercando di farlo, i mezzi d’informazione e il discorso politico in materia di immigrazione hanno continuato a raccontare storie concentrate su numeri non contestualizzati che sorvolano le mille sfumature della realtà, gli abusi a cui migranti e richiedenti asilo sono soggetti e l’arricchimento culturale che possono portare. La questione della migrazione è stata così ridotta ad una “emergenza” o ad una “crisi”, inevitabile come una tempesta in mare; eppure, le morti e gli abusi sono il risultato di scelte politiche deliberate e consapevoli.

 

L’organizzazione

Data la crescente discrepanza tra le narrazioni dei media e la realtà, nel 2008 nasce Borderline Sicilia con lo scopo di raccontare l’immigrazione in Sicilia, mantenendo una memoria attiva e denunciando le cause delle tante morti in mare che già si consumavano da qualche tempo. Oggi, l’attività principale di Borderline Sicilia è il monitoraggio della situazione dei migranti e dei richiedenti asilo in tutta la Sicilia. Le informazioni raccolte vengono poi riportate nel blog di Borderline Sicilia, che è diventato un punto di riferimento per informazioni dettagliate in materia di immigrazione in Sicilia.

Il costante monitoraggio di Borderline Sicilia è il punto di partenza per molte altre attività  inclusa, ad esempio,  l’assistenza legale ai migranti e richiedenti asilo. Il  lavoro legale svolto da Borderline Sicilia, però, va oltre i casi individuali ed ogni caso viene utilizzato per creare un precedente  in grado di attuare cambiamenti più profondi nel sistema dell’immigrazione. Questo si traduce anche in un lavoro instancabile di advocacy e lobbying sia a livello nazionale che europeo.

Il lavoro di Borderline Sicilia non si basa su un approccio assistenziale che vede i migranti come persone inermi da aiutare per pietà, ma piuttosto sulla convinzione che difendere i diritti dei migranti significhi difendere i diritti di tutti. Nelle parole di uno dei membri di Borderline Sicilia, “se si permette un abbassamento del livello dei diritti oggi per i migranti, si apre uno squarcio nella protezione dei diritti che domani può colpire qualcun altro. Il loro futuro è un futuro collettivo che ci riguarda tutti “.

 

Thraedable & Borderline Sicilia

Sostenendo pienamente la posizione vocale e il coraggioso lavoro di Borderline Sicilia, Thraedable è andato in Sicilia per lanciare un partenariato con loro. Nel dicembre del 2016, abbiamo organizzato dei laboratori artistici nel contesto di #OpenEurope, un progetto nato dalla collaborazione tra Borderline Sicilia, Oxfam Italia e la Diaconia Valdese nella piccola città di Pachino. Qui, un centro di accoglienza temporanea ospita alcuni dei molti migranti che sono esclusi dal sistema di accoglienza italiano.

Gli ospiti del centro hanno partecipato con entusiasmo ai nostri laboratori, lasciando una traccia colorata della loro situazione attualmente invisibile. Le loro creazioni, poi esposte in un caffè storico nella piazza centrale di Pachino, parlano dei loro paesi d’origine o semplicemente di ciò che li caratterizza come individui con una storia e una personalità che rimane invisibile nelle stilizzate narrazioni dei media.

Guarda le foto del progetto qui!

 

Dove vanno i miei soldi?

Interrogata sulle difficoltà incontrate da Borderline Sicilia, un’operatrice dell’organizzazione parla del crescente clima di ostilità nei confronti dei migranti, ma anche della mancanza di risorse. Dopo tutto, il monitoraggio e il lavoro legale non sono tra le attività più telegeniche. Il fondamentale lavoro di monitoraggio svolto da Borderline Sicilia, che costituisce un punto di partenza per tutte le altre attività, è portato avanti da volontari che viaggiano quotidianamente da una parte all’altra della Sicilia per visitare centri e raccogliere testimonianze dirette, per poi riportare quello che osservano attraverso il blog, la newsletter, e i social media. Le spese per tutti i volontari di Borderline Sicilia,  ad esempio di telefonia e di trasporto, ammontano ad una media di 75 euro al giorno. La nostra linea dedicata contribuirà a questi rimborsi, per garantire che i volontari di Borderline Sicilia possano continuare il loro instancabile lavoro di monitoraggio, informazione ed advocacy sulla frontiera sud dell’Europa, garantendo che le storie vere dei migranti continuino ad essere raccontate.